I più assidui lettori dell’angolo letterario del nostro PP probabilmente conoscono già il nome di Denise Pardo. La casa sul Nilo lo aveva affascinato e così ha deciso di affrontare anche questa nuova lettura… Tornare al Cairo vi incanterà.

In Tornare al Cairo la dimensione privata e quella pubblica procedono fatalmente intrecciate: le vicende personali dei protagonisti si riflettono e si scontrano con la storia politica dell’Egitto del dopoguerra. Un romanzo d’amore e di politica, quindi? Potremmo dire di sì.
A pensarci bene, il loro amore è il simbolo di quello che a Kate è piaciuto subito in modo incondizionato, Il Cairo che avvicina, condivide e unisce
Fin dalle prime pagine facciamo la conoscenza di Kate Lambert. Arrivata in Egitto da Londra nel 1940 in compagnia del padre, uomo elegante e squattrinato, il suo amore per Il Cairo è immediato e contagioso.
L’Egitto era quanto di più lontano potesse immaginare un’adolescente inglese che ne sapeva di geografia, di politica, di archeologia quando i sandwich al cetriolo adorati da Elisabetta, l’erede al trono del Regno Unito… Nel cuore di Kate regnava Il Cairo. La città si era impadronita come un’amante pretenziosa di tutto lo spazio che lei aveva a disposizione per amare qualcosa e qualcuno, era il posto dove voleva vivere per sempre…
Mai paga di questo mondo fantastico e luminoso, Kate vuole scoprire ogni cosa, sperimentare, conoscere. Fermarla è quasi impossibile, anche per la fedele Sarah, sua improbabile e instancabile governante.
Nata con un occhio sbilenco, Sarah era soprannominata “la veggente”, non tanto per l’ironia tipica degli egiziani di fronte ai difetti, quanto perché sapeva interpretare in modo impressionante i lampi di futuro che le apparivano e che l’avevano resa famosa. Per parte di madre era ebrea, mentre suo padre era un musulmano sunnita, un tempo valletto di corte di re Fuad, il padre di Farouk, che approvava con entusiasmo le unioni miste…Sarah pregava nelle sinagoghe come nelle moschee, era cresciuta in una confusione di culto che non aveva mai risolto, e che non l’aveva resa credente né da una né dall’altra parte. Aveva accolto le sue due religioni come una ricchezza in più, seguendo il principio di armonia del Cairo.
Sarah ama profondamente la turbolenta ragazza che le è stata affidata e cerca perennemente di metterla in guardia dai pericoli del mondo che la circonda. Kate, però, fedele ai suoi sogni infantili, si lancia sempre verso l’ignoto, come una piratessa che si rispetti o una domatrice di leoni.
L’incontro con un giovane e ricco egiziano, Hafez, è destinato a cambiare il destino della ragazza. Tra i due nasce, immediatamente, una storia d’amore (a tratti di ossessione) travagliata e complessa. Il giovane è cresciuto in una famiglia che lo ha fatto studiare nelle migliori scuole europee e gli ha concesso ogni capriccio ma la scoperta della politica gli regala nuovi obiettivi e prospettive.
La storia d’amore tra Hafez e Kate attraversa tutto il libro e diventa lo specchio delle controversie storiche e culturali dell’epoca, l’occasione per esplorare le profonde diversità sociali che alimentano tanto la ricchezza cosmopolita del Cairo quanto le tensioni destinate a sfociare nella rivoluzione. I due appartengono infatti, loro malgrado, a
due mondi che stavano andando lentamente verso un conflitto sempre più ampio, politico e culturale, ben al di là della loro storia.
Kate, tra i due, è fin dall’inizio la più consapevole di questo divario. Lo teme eppure non è capace di domare la passione che prova per Hafez. Dal canto suo, il giovane, per quanto innamorato e coinvolto, fatica a ‘gestire’ il carattere e l’indipendenza di Kate. Gli ideali politici di lui, l’ambizione e il sogno di un Egitto libero e migliore si frappongono al sentimento, trasformando Kate in una complicazione più che in una compagna. Nasser o la sua amata? Come scegliere? Per lungo tempo, Hafez decide proprio di non scegliere.
D’altra parte, nonostante la sua educazione britannica, il ragazzo rimane un egiziano dall’educazione tradizionale e fondamentalmente maschilista. Cresciuto dai genitori come fosse un re, affascinante e intelligente, Hafez incarna una contraddizione irrisolta: capace di sognare un futuro diverso per il suo Paese, ma incapace di riconoscere fino in fondo l’autonomia della donna che ama.
La conoscenza e la voglia di partecipazione di Kate alla politica non gli piaceva, anzi lo imbarazzava. Non osava dirglielo e lo spaventava che si dimostrasse così informata davanti ai suoi amici.
Kate, al contrario, è una figura emotivamente fragile ma distante dai modelli femminili tradizionali. Orfana di madre e cresciuta da un padre amorevole ma poco incline ai gesti affettuosi, Kate va in cerca di figure femminili diverse che la accompagnino nel suo percorso di crescita. Troverà amiche e confidenti straordinarie e totalmente diverse da lei che la difenderanno e aiuteranno in ogni situazione.
Se i personaggi di Tornare al Cairo sono ben tratteggiati, il vero protagonista resta, però, Il Cairo. La città non è un semplice sfondo ma un vero e proprio organismo vivente. Metropoli cosmopolita e multietnica, capace di accogliere e amalgamare differenze, Il Cairo risulta uno spazio in cui la condivisione e l’unione delle diversità erano non solo normali, ma addirittura auspicabili. Una città in cui chiunque può aprirsi un varco e trovare i propri simili. Qui la pluralità culturale rappresenta al tempo stesso una ricchezza e una tensione latente. Ebrei, armeni, greci, musulmani, cristiani, europei…sembra che nella capitale egiziana ci sia davvero spazio per tutti. Una grande e (apparentemente) felice babele di lingue, culture e tradizioni.
Questa città è incredibile… arabi che usano parole di yiddish, turchi che parlano con greci…Nel resto del mondo sono nemici ma al Cairo questo sembra non contare niente. Pronunciano termini di lingue che non conoscono ma che sono entrati nel lessico quotidiano.
L’autrice descrive con precisione storica e maestria suoni, colori e profumi. Sfogliando le pagine sembra di poter sentire l’aroma del caffè alla turca, del the o l’odore pungente delle spezie. A me, nel volgere di poche righe, ha fatto venire voglia di bere un gin tonic e di assaggiare un succo di mango…
La descrizione di quartieri come quello di Garden City, con i suoi contrasti o le immagini delle dune di sabbia vellutate e seducenti, contribuiscono a creare un’atmosfera densa e sensoriale, che invita a una lettura lenta da assaporare senza fretta. Tornare al Cairo è dunque una grande storia d’amore, ma è soprattutto una galleria di umanità varia e credibile e una ricostruzione accurata dell’Egitto del dopoguerra fino ai primi anni Cinquanta.
Allo stesso tempo è una riflessione interessante sulla potenza dei sentimenti: non solo quelli amorosi ma su quello di libertà, su quello nazionalista, sull’ambizione… Un testo denso e appassionato, un romanzo ricco, in cui si entra in punta di piedi grazie a una scrittura elegante e a descrizioni accurate e venate di una malcelata malinconia. Impossibile non provare, nel corso della lettura, un cocente desiderio di vedere con i propri occhi il mondo di Kate e Hafez.
Come dite? Volete sapere se la loro storia ha un lieto fine? Dovrete scoprirlo da soli…
Denise Pardo, Tornare al Cairo, Neri Pozza, Vicenza, 2025