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Maremma Pitigliano Gerusalemme
  • Appunti di viaggio
  • Toscana

Una giornata a Pitigliano, la Piccola Gerusalemme della Toscana

  • 4 Luglio 2025
  • Francesca
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Oggi vi porto a spasso tra le bellezze d’Italia e tra i miei ricordi… Pronti a partire? Andiamo in uno dei borghi più belli del nostro paese: Pitigliano, in Toscana. Ci siete mai stati?

Un po’ di storia

Arriviamo dal mare, risalendo la strada regionale 74 Maremmana, quando ci ritroviamo davanti lo spettacolo di un grande sperone di tufo. E, al di sopra, un intero paese! A strapiombo sul tufo! Lo spettacolo è incredibile: la rupe di Pitigliano è circondata su tre lati da altrettanti burroni, pieni di grotte scavate nella roccia… Sembra incredibile che qualcuno abbia deciso di vivere in questo assolato (e d’estate caldissimo) angolo di campagna toscana. Eppure…

Palazzo Orsini è aperto alle visite... e cela inaspettati segreti...Il borgo ha origini antichissime, risalenti all’età del Bronzo ed è stato un importante centro etrusco. La prima notizia certa del borgo risale al 1061: il paese viene citato in una bolla inviata da papa Niccolò II al preposto della cattedrale di Sovana, dove viene già indicato come luogo di competenza della famiglia dei conti Aldobrandeschi. Nel 1293, la figlia della contessa Margherita Aldobrandeschi sposa Romano Orsini, portando in dote la contea di Sovana (che comprendeva anche Pitigliano). Gli Orsini governano la zona per secoli, difendendola strenuamente dai continui tentativi di sottomissione da parte di Siena, Orvieto e Firenze. Nel 1574, però, i Medici hanno la meglio e Pitigliano, nel 1604, è annessa al granducato di Toscana. I Medici tuttavia si disinteressano presto delle sorti della città, che cade in un declino che continua fino alla prima metà del ‘700.

Una nuova comunità si insedia: la nascita della Piccola Gerusalemme

Nonostante queste vicissitudini, questa parte del territorio maremmano, che va dal Monte Amiata all’altopiano tufaceo e al fiume Fiora, a partire dal ‘400 vede l’insediamento di un gruppo di ebrei che vengono a vivere tra Pitigliano, Sovana e Santa Fiora. Poco dopo la metà del ‘500 i provvedimenti ristrettivi verso gli ebrei, emanati nello Stato Pontificio, portano a una nuova emigrazione verso i piccoli feudi indipendenti situati in questa zona. Qui gli israeliti non hanno particolari restrizioni: non esistono ghetti, non devono portare alcun segno distintivo… Possono persino abitare liberamente in mezzo ai cristiani (e possedere le case in cui vivono!), esercitando liberamente il commercio e molte altre attività. Una condizione eccezionalmente favorevole che permette la nascita di varie comunità, dalle più grandi alle più piccole.Sinagoga Leone di sabato Pitigliano

Ogni Comunità, con buona probabilità, aveva la sua sinagoga e il suo cimitero. In particolare, a Pitigliano, nel 1598, grazie al contributo di Leone di Sabato, viene costruito il Tempio. La Comunità, nel tempo, aumenta, arrivando (a quanto sembra) a contare più di 600 persone. Nel corso del ‘600, Pitigliano diventa il riferimento degli ebrei di tutta la zona, catalizzando, progressivamente, tutti gli altri ebrei maremmani.

È proprio in questo periodo che si rafforza anche il rapporto tra questa Comunità e la popolazione cristiana grazie ad un episodio eccezionale per l’epoca. Nel 1799, durante la reazione sanfedista ai rivoluzionari francesi, a Pitigliano giunge un gruppo di dragoni, che cominciano a molestare pesantemente gli ebrei, considerati simpatizzanti dei francesi. Davanti a soprusi e violenze, inaspettatamente, la popolazione cristiana della città si ribella, arrivando ad uccidere alcuni dragoni e a cacciare gli altri. Un episodio unico in Italia. Questo fatto cementa definitivamente la già buona convivenza tra le due comunità. Viene istituita anche un’apposita cerimonia di ringraziamento, celebrata fino a tempi abbastanza recenti.

L’Ottocento è un’epoca felice per Pitigliano e i suoi ebrei che hanno, tra le altre cose, modo e opportunità di restaurare e ingrandire la Sinagoga. Il “Regolamento organico” della Comunità, nel 1839, istituisce anche il Pio Istituto Consiglio che permette la nascita di associazioni caritative, di una Misericordia, di una biblioteca ed anche di una scuola ebraica. Quest’ultima non è limitata all’istruzione elementare ma si estende a quella superiore e all’ avviamento al lavoro, curando persino la preparazione tecnica e scientifica. Nel 1898, a Pitigliano e Sorano arriva addirittura la luce elettrica.

Un lento ma inesorabile declino

Dopo l’unità d’Italia, l’emigrazione e i matrimoni misti riducono progressivamente la popolazione ebraica. Nel 1931, la Comunità di Pitigliano viene unita a quella di Livorno. Tuttavia in quegli anni, in Maremma, abitano ancora 70-80 ebrei. Le leggi razziali del 1938 e le successive persecuzioni portano la Piccola Gerusalemme al tracollo (benché la maggior parte degli ebrei pitiglianesi si sia potuta salvare soprattutto grazie alla protezione di molte famiglie della zona).

Tra il 1960 e il ‘63, la Sinagoga e gli edifici circostanti crollano, ormai abbandonati, tanto che io stessa ricordo, in un lontano e afoso pomeriggio dei primi anni ‘80 di aver sbirciato dalla finestra della cucina di amici di famiglia all’interno del Tempio (alll’epoca privo di tetto)… Ma proprio quando gli ebrei sembrano davvero sul punto di scomparire completamente da Pitigliano, nel 1979, la locale Cantina Sociale comincia a produrre vino kasher! La Piccola Gerusalemme può tornare (faticosamente) alla luce.

La rinascita del quartiere ebraico: che cosa si può visitare oggi a Pitigliano

Il restauro della Sinagoga è stato ultimato nel 1995. Negli anni successivi, l’associazione “La Piccola Gerusalemme” ha creato un piccolo museo, organizzato numerose manifestazioni (persino un festival di cinema e cultura ebraica!) e continuato i lavori di restauro degli altri locali della Comunità.

Dal 2003 esiste la possibilità di fare un vero e proprio percorso ebraico, che vede nella sinagoga il centro nevralgico di questa iniziativa. Negli ambienti sottostanti il Tempio, scavati nel tufo, si trovano infatti il mikvah (il bagno rituale) dove si svolgeva la tevilah (il bagno rituale), il forno in cui veniva cotto il pane azzimo, la cantina kasher dove si produceva il vino secondo i dettami della religione ebraica, la tintoria e la macelleria in cui gli animali erano macellati. Visitando la Piccola Gerusalemme avrete non solo la possibilità di conoscere in profondità Pitigliano ma anche di scoprire un mondo che, probabilmente, non conoscete. Sono sicura che sarà un’esperienza interessante.

Lo sfratto è il dolce tipico della comunità ebraica di Pitigliano.

Volendo fare merenda, dopo la visita, potreste comprarvi uno sfratto. Sì, avete capito bene: il dolce simbolo della comunità ebraica pitiglianese si chiama proprio così. A base di farina, uova, miele e noci, questo dolce ricorda, ancora una volta, le vicende degli ebrei toscani. Quando, nel XVII secolo, il Granduca di Toscana, Cosimo II de’ Medici, obbliga gli ebrei della Maremma toscana a trasferirsi nel ghetto di Pitigliano, i militari incaricati del trasferimento coatto, sono dotati di bastoni con cui ‘bussano’ alle porte di casa per intimare lo sfratto… Del funesto evento, negli anni di buona convivenza pitiglianese, è rimasto solo un dolce ricordo dalla forma allungata (proprio come un bastone!).

Dopo aver visitato il centro storico, ammirato la Pitigliano medievale, prima di salutare questo angolo di Maremma, fate un salto anche al piccolo cimitero ebraico, poco fuori dal centro abitato. La vista sul paese vale la deviazione! Se la vostra giornata ancora non è finita e la vostra curiosità neppure, potreste andare alla scoperta della Pitigliano etrusca e delle sue Vie Cave… Ma io, di queste incredibili fenditure nel tufo, io vi parlerò un’altra volta.

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Francesca

Viaggiatrice provetta e curiosa, laureata in filosofia è innamorata di Parigi e della Francia. Appassionata di lettura, arte, teatro e molto altro…

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