Che voi amiate le città o che semplicemente le abitiate, dovreste leggere La città è di tutti, bel saggio di urbanistica edito da Einaudi. Ci troverete riflessioni, suggestioni e spunti per una nuova visione dell’abitare collettivo.
Se i luoghi potessero parlare, ne avrebbero di storie da raccontare. Ogni luogo è il nodo di un ipertesto vivente che parla a chi lo sa ascoltare. In modi diversi le città europee raccontano una storia comune che nasce da cinque ispirazioni fondamentali: che la natura è di tutti, che i cittadini condividono un diritto alla salute, che lo spazio educa, che lo spazio pubblico ci fa cittadini, che il welfare (il benessere individuale e collettivo) è la forma spaziale della giustizia.

Mentre scrivo questa recensione, sullo schermo del mio televisore scorrono le immagini delle manifestazioni che stanno infiammando le piazze di mezz’Europa. Protestare contro il carovita e le difficoltà del vivere quotidiano e dell’abitare è diventato un’urgenza condivisa. Facciamo tutti i conti quotidianamente con i limiti evidenti delle nostre città: spazi comuni sempre più limitati, un ambiente frenetico e inquinato, case spesso troppo piccole e troppo costose…
Elena Granata, in questo agile saggio, spiega a noi e ai suoi studenti di Urbanistica del Politecnico di Milano come potremmo riscrivere la grammatica del nostro vivere comune. La sua riflessione parte da un’evidenza sempre più comune: abitare gli spazi comuni delle nostre città implica quasi inevitabilmente il dover pagare un prezzo. Bere un caffè con un amico, visitare un museo, fare dello sport… che l’esborso sia piccolo o grande, quasi sempre, ogni nostra attività fuori dalle mura di casa ha un costo.
Eppure non è sempre stato così. Le nostre città, per come si sono strutturate e formate a partire dalla Rivoluzione francese in poi, presentavano grandi e numerosi esempi di spazi pubblici. Pensate, ad esempio, ai miei amati giardini del Lussemburgo e alle loro iconiche seggiole: un immenso spazio verde in mezzo alla città di cui tutti i cittadini possono usufruire liberamente, in cui si può stare a contatto con la natura, fare movimento, svagarsi…
Pensate anche agli esempi di edilizia popolare di cui vi abbiamo raccontato: la Campagna a Parigi, Het Schip, le Hundertwasserhaus di Vienna… Progetti visionari che cercavano di costruire uguaglianza sociale e un nuovo ordine cittadino. Oggi li guardiamo con curiosità e ammirazione ma li consideriamo ‘antichi’. Ma se non lo fossero? Se la soluzione di molti dei problemi attuali fosse proprio la progettazione di una nuova etica pubblica che torni a contemplare il concetto di gratuità degli spazi?
In una società dove tutto è diventato merce e dove chi ha i soldi può comperare e stare meglio, occorre la riabilitazione del ‘gratuito’, di ciò che si può usare ma non comperare.
Il racconto della professoressa Granata ci impone una seria riflessione in merito, obbligandoci a ragionare sui tanti luoghi che abbiamo perso ma anche dandoci esempi e dimostrazione di tutto quello che possiamo ancora recuperare. Le nostre città possono tornare ad essere luoghi accoglienti e gli spazi che abitiamo possono tornare ad essere punti di incontro e di socializzazione.
Ripensare l’esistente, abbattere ed eliminare l’architettura ostile e difensiva, persino rivedere l’illuminazione e la struttura delle strade sono spunti di partenza di questa rivoluzione. Abituati alla fretta e all’essere sempre performanti, ci siamo dimenticati che la vita in città non deve essere necessariamente ‘veloce’.
Il vero privilegio della vita urbana non è (sempre) percorrere la strada più breve ma anche avere, ogni tanto, la libertà di allungare il percorso, di deviare, di fermarsi a vedere un palazzo o una vetrina, per salutare un amico.
Per di più, non è detto che una città che vive di fretta sia organizzata bene. Anzi… Basta pensare agli spazi, oggi quasi scomparsi, dedicati ai bambini o ai più fragili. Nella nostra bulimia di cose da fare, da avere, di esperienze da collezionare, ci dimentichiamo spesso di vivere il quotidiano.
Persino il turismo, nelle nostre città, è diventato un punto dolente. Airbnb, gli affitti brevi nei centri storici, le attività commerciali a favore dei turisti invece che dei residenti sono ormai una triste realtà. Le città sono diventate merce invece che luoghi di vita comunitaria.
La città moderna oggi sta ‘morendo’ ma un nuovo modello può e deve nascere. E sta a noi fare in modo che sia rispettoso dei bisogni dei più. Ma quindi come si costruisce una ‘città giusta’? Per prima cosa, cercando di ragionare collettivamente sulle necessità e i bisogni dei singoli e della comunità nel suo insieme. Razionalizzando le risorse, recuperando bellezza, natura, socialità…
Una missione impossibile? No. Questo testo non pretende di offrirci una ricetta certa e già pronta ma ci fornisce strumenti, spunti ed esempi di ciò che si potrebbe fare. Li offre al lettore curioso ma inesperto ma anche al lettore consapevole e più addentro alla materia, mantenendo un mirabile equilibrio tra divulgazione e letteratura scientifica. Un libro davvero prezioso e che vi farà guardare le città con occhi nuovi e anche con un po’ di ottimismo per il futuro.
Elena Granata, La città è di tutti, Einaudi, Torino, 2026