Quante volte avete attraversato un confine o ragionato sulla sua utilità? Probabilmente tante… Ma quante volte avete pensato all’utilità e all’importanza delle dogane? Oggi andiamo a vedere il Museo delle Dogane. Certo molto particolare ma, ne sono sicura, cambierà la vostra prospettiva su questo argomento!
Alzarsi da tavola e vincere la pigrizia, oggi è complicato… ma il pranzo al Grotto Teresa è solo l’inizio della nostra esplorazione delle Cantine di Gandria. Dobbiamo andare a vedere il sottomarino a pedali! Dunque, direzione Museo delle Dogane svizzere…
Poche centinaia di metri separano il grotto dal museo ma si tratta di un percorso davvero splendido: incastonato tra i boschi del Monte Caprino e l’azzurro del lago. Un orto perfettamente curato, un giardino… Arrivate al cancello del museo, per un attimo temiamo che il nostro progetto sfumi: il cancello è chiuso! Basta uno sguardo più attento per renderci conto che, in realtà, si tratta semplicemente di un deterrente per tenere lontani i cervi…

Il Museo delle Dogane è una piccola perla: un giardino (con comode panchine vista lago), splendidamente tenuto e punteggiato di curiosità: dei cippi di confine, delle guardiole ‘d’epoca’ e una riproduzione del famoso sottomarino a pedali, usato dai contrabbandieri negli anni ‘40…
L’edificio in cui ha sede il Museo si trova direttamente al confine con l’Italia e un tempo era un vero e proprio posto di confine sempre occupato. In una bella giornata estiva come questa, è naturale ritenerlo un piccolo paradiso. C’è persino una piccola spiaggia perfetta per entrare in acqua e fare un bagno.

In verità, però, questi luoghi sono stati a lungo una vera e propria sfida per le guardie di frontiera che ci vivevano e lavoravano. Qui, infatti, il sole durante l’inverno è raro e allacciamento elettrico e acqua corrente sono ‘innovazioni’ relativamente recenti (tanto che, per lungo tempo, a Gandria venivano inviati in servizio solo scapoli). Questo è davvero il posto giusto per scoprire piccole storie avvincenti, qualche volte drammatiche ed altre volte di vero e proprio coraggio.
La dogana ha una lunga storia. Già in tempi antichi esistevano dazi di importazione, d’esportazione e di mercato nonché pedaggi. L’espansione dell’impero romano, ad esempio, fece sì che i dazi assumessero sempre maggiore rilevanza (anche economica per le casse dello Stato). Il San Matteo dipinto sulle scale del museo, ci ricorda che anche nella Bibbia, la professione del gabelliere è ben menzionata….
E venendo a noi? Nel Medioevo è all’inizio dell’età moderna il territorio della Confederazione era suddiviso in signorie e domini. Molte erano le località in cui si riscuotevano pedaggi e dazi di nave. Imbattersi in una dogana, dunque, era cosa piuttosto frequente. Si trattava spesso di un vero e proprio salasso per i viaggiatori che erano di continuo sottomessi a faticose e costose procedure. Nel 1848, però, con la creazione dello Stato federale, le cose finalmente cambiano. Lugano diventa ufficialmente l’ufficio doganale del Canton Ticino.
I funzionari chiamati a gestire le zone di confine hanno un compito ben preciso: promuovere gli interessi della Confederazione e, allo stesso tempo, prevenire i pregiudizi, badare ai diritti del cittadino. Ci vuole personale formato, che conosca bene il territorio ma sia anche capace di mantenere il necessario distacco con gli abitanti! Il compito è molto più complesso di quanto non sembri e richiede una dedizione quasi assoluta.

Durante l’esecuzione del servizio, la guardia deve rivolgere tutta la sua attenzione sulla tratta di confine che ha ordine di sorvegliare. Avantutto è severamente proibito entrare nelle osterie durante il servizio, di conversare o lasciarsi accompagnare da persone estranee all’Amministrazione, di darsi alla lettura o ad altre distrazioni, quali la pesca, ecc…

Ma perché tanta severità? Dovete considerare che dall’inizio del XIX secolo fino alla metà degli anni ‘70 del ‘900, il confine tra Italia e Svizzera era quotidianamente attraversato da contrabbandieri in cerca di fortuna. Per sbarcare il lunario, trasportavano di nascosto dalla Svizzera verso l’Italia merci come il tabacco o il caffè o lo zucchero. Una fatica enorme ma spesso redditizia.
Pensate che persino Napoleone, nel tentativo di bloccare il contrabbando (che permetteva di aggirare il Blocco Continentale da lui posto nei confronti della Gran Bretagna), ricorse a navi da battaglia da far circolare sui laghi dell’Italia settentrionale! Anche l’occupazione del Ticino nel 1810 venne messa in atto con la motivazione di stroncare la piaga del contrabbando.
Nonostante tanto zelo, però, il ricordo del contrabbando è rimasto vivo nella memoria collettiva della popolazione che abita nelle regioni di confine. Per quanto possa sembrarvi bizzarro, esistono persino manifestazioni e feste che raccontano gesta e imprese di coloro che, spesso con grande inventiva, passavano da un lato all’altro della ‘ramina’. Il territorio dove ci troviamo, alla fine dell’Ottocento era noto soprattutto per il contrabbando di alimenti, di armi e di materiali propagandistici.
Le tre guardie che, a partire dal 1853, avevano l’ordine di sorvegliare la sponda di Cantine di Gandria, non avevano vita per nulla facile. Per di più, vivevano e lavoravano in una piccola (e piuttosto insalubre) casa rossa. Nel 1904, un nuovo posto di confine viene costruito: un edificio di tre piani, dotato di 11 locali. Corrente e strada sono ancora un miraggio ma, per lo meno, c’è un po’ più di spazio…

È proprio questo l’edificio che oggi ospita il museo. L’idea di creare una raccolta storica di oggetti e materiali utilizzati dai doganieri e dai contrabbandieri nacque nel 1935 dietro iniziativa dell’ufficiale ticinese Angelo Gianola, ispettore della dogana di Chiasso e grande studioso delle pratiche di frontiera in Ticino. Il suo intento era quello di salvaguardare la memoria del mestiere e delle tradizioni del corpo doganale attraverso una collezione di strumenti di lavoro, uniformi, documenti e reperti provenienti dai principali valichi meridionali.
I primi reperti raccolti comprendevano armi leggere, bilance, timbri, campioni di merci sequestrate e oggetti d’uso quotidiano, oltre a numerosi espedienti creati dai contrabbandieri per nascondere merci e valute durante il transito tra Italia e Svizzera. La collezione, negli anni, è stata ampliata grazie a donazioni di ex funzionari doganali e a collaborazioni con il Museo nazionale svizzero di Zurigo. Oggi, il museo racconta tante storie diverse.

Al piano terra, le ricostruzioni degli ambienti dove vivevano e lavoravano i doganieri, ci riportano a un tempo che sembra lontanissimo… anche se non lo è. Tra i manichini e gli oggetti, spunta l’immagine di un pastore tedesco. Un modo per ricordare il lavoro dei nostri amici a quattro zampe? Anche! Ma soprattutto un modo per raccontare un episodio di quella difficile vita quotidiana di cui parlavamo prima…
Nel 1932 nella regione del Serpiano la polizia ticinese era alla caccia di un fantomatico ladro di galline. Dopo vane ricerche, a risolvere la situazione fu Astor, un bel pastore tedesco, che riuscì a scovare il posto in cui una volpe aveva nottetempo sotterrato ben 60 galline! Il mistero era finalmente svelato. Triste epilogo: alla morte del prode gendarme a quattro zampe, il suo padrone decise di usarne la pelle per farne uno scendiletto. Astor è stato solo il primo di tanti valenti collaboratori canini: introdotti nel Corpo delle guardie di confine nel 1923, sono presto diventati un’irrinunciabile aiuto. Nel 1930, Fürst ritrovò un portafoglio smarrito, nel 1943 Pichel salvò un signore disperso nella notte nella regione di Arogno, mentre Rölf fermò una banda di ben 43 contrabbandieri!
Al piano superiore, scoprirete, invece, alcune delle tecniche e delle strategie che gli ‘spalloni’ (così venivano chiamati i contrabbandieri da queste parti) utilizzavano per i loro commerci. Ma, al di là delle curiosità storiche, avrete anche la possibilità di riflettere su quanto i confini siano permeabili. Ieri come oggi. Scambi e traffici sono fondamentali, per entrambe le parti. I negozi di confine, ad esempio, erano una realtà indispensabile in questa zona (e non solo)…
Personalmente mi sono quasi ‘commossa’ nel ritrovare le tracce delle storie che mi raccontava mia nonna sul traffico di riso tra Italia e Ticino…

Molto interessante, poi, é il materiale riguardante la Seconda guerra mondiale. Il registro “Controllo fuggiaschi” è un documento esclusivo e unico nel suo genere. Durante la guerra le disposizioni sull’asilo erano emanate dal Dipartimento federale di giustizia e polizia. Ma un conto è dettare direttive sulla carta nel chiuso di un ufficio nella lontana Berna, un conto è confrontarsi al confine con persone in carne ed ossa. Per le guardie era un compito difficile, talvolta ingrato, soprattutto nei confronti degli ebrei.
L’unico registro di un posto di confine concernente i profughi accolti e respinti durante la Seconda guerra mondiale conservato in Svizzera è quello di “Caprino”, la vecchia denominazione del posto doganale che aveva sede qui. Sulle pareti scorrono i nomi dei fuggiaschi provenienti dall’Italia che si sono presentati presso questo posto di confine: gli accolti in grigio scuro, i respinti in grigio chiaro. Si possono qui scoprire le storie drammatiche, avventurose, commoventi di tanti di loro, tra cui anche quella della contessa Wally Castelbarco Toscanini, figlia del famoso compositore Arturo, tenace oppositore del fascismo.

L’ultima sezione museale è dedicata alla contemporaneità. Qui si vuole raccontare anche il ruolo sociale e umano delle guardie di confine, la cooperazione internazionale tra Svizzera e Italia e il fenomeno delle migrazioni. Spesso ci sono mostre fotografiche temporanee. Molto divertente è la sezione che riguarda i ‘ritrovamenti’ doganali di oggetti proibiti… Alcuni veramente incredibili!
Ma il sottomarino a pedali che vi avevo promesso? È davvero uno dei ritrovamenti più curiosi in assoluto! Nel novembre 1948 le guardie di finanza italiane scoprono nel lago di Lugano davanti a Porto Ceresio un sommergibile artigianale in legno rivestito di metallo. Lungo tre metri, con una portata di 450 kg. Un vero e proprio sottomarino tascabile! E, per di più, a pedali! Ecologico e silenzioso…