Se pensavate che avessi finito di raccontarvi delle “illusioni romane“, vi sbagliavate! Ecco qualche altro luogo da non mancare…
Le anamorfosi del convento di Trinità dei Monti
Innanzitutto: che cos’è un’anamorfosi? Detto in parole povere, si tratta di un’immagine deformata che appare “corretta” solo se osservata da un preciso punto di vista. Oppure, ed è questo il caso, l’immagine muta a seconda di dove ci si posizioni.
Ecco, al primo piano del convento, lungo due dei corridoi del chiostro, ci sono ben due anamorfosi, semplicemente strabilianti. Una rappresenta san Francesco di Paola in preghiera. Lo si vede però solo restando vicini al muro e, perciò, guardando l’affresco di sbieco. Osservato di fronte, il santo sparisce, lasciando spazio ad un paesaggio calabro. E se guardate con molta attenzione, vedrete una miniatura di san Francesco, intento a navigare sul suo mantello. Allo stesso modo, sull’altro lato del chiostro, san Giovanni Evangelista “scompare” per far apparire una veduta dell’isola di Patmos.

Se vi state chiedendo l’origine di questi dipinti, vale la pena ricordare che nel Seicento lo studio dell’ottica fisica era ai suoi albori e destava grande interesse presso gli studiosi. Che spesso erano consacrati e appartenevano a un ordine religioso. Ad esempio quello dei Minimi, che all’epoca gestiva il convento. Due di loro, arrivati dalla Francia, ebbero l’idea di affrescare in maniera tanto bizzarra il chiostro proprio per ragioni di studio: si trattava cioè di un modo per verificare alcune delle loro teorie a proposito del campo visivo.
Curiosità nella curiosità: i Minimi avevano un convento anche a Parigi, in place des Vosges. Dove, pare, c’era un’altra versione dell’anamorfosi di San Giovanni… Francesca, sei salva: durante la Rivoluzione francese il monastero scomparve e, con lui, anche lo strano affresco.
Fra le illusioni romane, questa è ahimé la meno fruibile. Infatti, per accedere al convento, situato in cima alla celebre scalinata, bisogna prenotare una visita guidata. E le possibilità sono oggettivamente poche: due mercoledì al mese e il sabato mattina. Per tutte le informazioni, potete consultare il sito online del convento.
Il falso corridoio di Palazzo Spada
Ecco l’altro mio amore del Barocco romano: Francesco Borromini. Ve lo dico subito: su di lui mai avrò il coraggio di scrivere, ma se trovate il modo di partecipare a una visita guidata a tema, non lasciatevi sfuggire l’occasione. Qui vi lascio solo una suggestione a proposito dell’illusione che l’architetto di Bissone realizzò per il cardinale Bernardino Spada nel 1653.
A quell’epoca Borromini era già noto nell’Urbe per la sua capacità di sfruttare spazi relativamente piccoli e irregolari, trasformandoli in capolavori. In questo senso, basta entrare nella chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane per capire di che cosa parlo. Pochi metri quadrati a disposizione e un edificio che, lungi dall’apparire angusto e sacrificato, è il trionfo della luce che gioca con gli spazi. Dunque, che cosa successe in piazza Capo di Ferro? Più o meno quello che capita quando si compra casa… il cardinal Spada acquistò un palazzo oramai fuori moda e incaricò il Borromini di restrutturarlo. E fin qui nulla di nuovo sotto il sole.
Fra gli ambienti da rimodernare c’era anche un piccolo cortile, totalmente inadatto a far gli onori di casa ai futuri ospiti. Stretto, poco luminoso, di certo non sufficiente per un cardinale. Non si poteva ingrandirlo (a meno di non sacrificare una parte del palazzo), ma si poteva renderlo unico grazie a un espediente sopraffino. L’androne sarebbe sembrato più lungo e, al tempo stesso, avrebbe sbalordito i visitatori (e vi assicuro che anche voi rimarrete meravigliati).
Bando alle ciancie, di che cosa si tratta? In realtà di un semplice colonnato, lungo 9 metri e decorato, sul fondo, da una statua. Solo che l’occhio umano percepisce il corridoio molto più lungo di quanto non sia veramente, come se fosse pronfondo 35 metri. E per dimostrarvi che si tratta solo di un’illusione, il personale della Galleria Spada fa una passeggiata fra le colonne per arrivare fino alla scultura. Se quest’ultima all’inizio appare monumentale, al cospetto di una persona in carne ed ossa “rimpicciolisce”, visto che misura una sessantina di centimetri.
Qual è il segreto? A dire il vero ce ne sono diversi, che Borromini congegnò con l’aiuto del matematico Giovanni Maria da Bitonto. Per dirla brevemente, il corridoio non è in piano: a mano a mano che ci si allontana, il pavimento sale e il soffitto scende. Inoltre, le colonne si fanno sempre più piccole e strette. Dal mio punto di vista, fra le illusioni romane questa è in assoluto la più barocca, quella che mi meraviglia ogni volta anche se so che cosa aspettarmi. L’ingresso costa 6,00 Euro, consente anche di visitare la bella pinacoteca e ne vale assolutamente la pena.
Il colonnato di San Pietro

Due domande al volo. Che forma ha piazza San Pietro? E quante colonne ha il colonnato? Per il numero delle colonne, Google ci viene facilmente in aiuto: 284, disposte su quattro file. E la forma? Si tratta di un ellisse. Perché questi dettagli? Ma per prepararvi a un’altra delle illusioni romane, naturalmente!
Ovunque voi siate sulla piazza, infatti, i quattro ordini di colonne saranno ben visibili. Di fatto, dietro alle colonne più interne si vedono tranquillamente quelle che sono sotto al portico e pure quelle, le più esterne, che danno verso la strada. Se però cercate bene, per terra ci sono due dischi di marmo sulle quali si legge: “centro del colonnato”. Ecco, mettetevici sopra e guardatevi intorno: improvvisamente, le colonne più arretrate non saranno più visibili. Sparite. Come mai? Perché Gian Lorenzo Bernini, che progettò la piazza, dispose gli ordini delle colonne sui raggi che partono dai fuochi dell’ellisse. Sostare sopra uno dei due fuochi non brucia i piedi, ma regala un istante di magia. Badate bene: le due lastre non indicano il centro della piazza, che si trova dove c’è l’obelisco, ma il centro di ciascun colonnato, che è, appunto, uno dei due fuochi dell’ellisse.

Un’ultima perla: l’angelo della chiesa di San Girolamo della Carità
Scusatemi, torno a parlarvi di Francesco Borromini… e se prima vi ho raccontato di Palazzo Spada, ora vorrei concentrarmi sulla cappella Spada, nella chiesa di San Girolamo della Carità. La cappella, già di per sé, vale una passeggiata in via di Monserrato, una delle strade più belle (e meno affollate) della Roma barocca. Quando ci ho portato Francesca lei non ne è stata entusiasta, ma credo l’abbiate capito: sono io quella con l’animo barocco. Per onor di precisione, devo ammettere che qui Borromini diede consigli, ma la paternità della cappella non è a lui attribuibile. Poco male. Andateci lo stesso.
Una volta che vi siete fatti ammaliare (o disgustare, a seconda dei punti di vista) dai preziosi intarsi marmorei che coprono le pareti, dagli alabastri e dalle sculture, date un’occhiata alla balaustra che delimita la cappella. Non c’è. O almeno: non c’è nulla che somigli a quella che noi chiamiamo baluastra. Ciononostante, la cappella non è accessibile. E questo in virtù di due angeli che reggono un telo (la cosiddetta tovaglia eucaristica) realizzato con diaspro siciliano. Il drappo da solo giustificherebbe la visita, ma qui di illusioni romane non si può certo parlare… Sì e no… ma non è il sontuoso telo che dovete guardare, bensì l’ala dell’angelo di destra: in tutto questo profluvio di decorazioni preziose forse non vi siete accorti che l’ala è realizzata in umile legno. In effetti bisogna saperlo per accorgersene, state tranquilli.
Perché in legno? Facile! L’ala è il cancelletto di ingresso alla cappella. Sarebbe stato impossibile realizzarlo con materiali troppo fragili quali il marmo o l’alabastro. Meglio il legno, molto ben lavorato (e camuffato). Quindi qui l’illusione è duplice: l’ala sembra marmo, ma è legno e l’ala, più che un’ala, è un cancello!
Lo so, mi sono dilungata troppo… ma per me Roma è come le ciliegie: una (storia) tira l’altra! E quindi preparatevi: ho in mente di scriverne ancora. La prossima volta, però, senza trucchi e senza inganni!
Il falso corridoio di Palazzo Spada