Uscire dai sentieri più battuti permette sempre di trovare piccole perle nascoste. È il caso di questa giornata a spasso per tre province toscane (Grosseto, Pisa e Siena), alla scoperta di Sasso Pisano e Radicondoli.
Il meteo di questo mese di luglio è ancora incerto. Dopo una domenica di pioggia torrenziale, il lunedì in riva al mare si preannuncia poco interessante… Poco male, la mia amata Maremma non è certo solo spiaggia. Dopo averci ragionato un po’, la scelta è fatta: torniamo a pranzo a Sasso Pisano, abbiamo proprio bisogno di un bicchiere di Thera ai Vapori di Birra!
Il borgo di Sasso Pisano
Perché venire a Sasso Pisano? A parte l’ottima birra, questo piccolo paese dell’entroterra toscano offre un territorio particolarissimo: boschi splendidi, intervallati da fumarole e putizze (siamo vicini a Larderello!) e calma… Qui il turismo c’è, ma non è invadente e sovradimensionato come in tanti altri (pur meravigliosi) borghi toscani. C’è ancora spazio per la tranquillità ma, soprattutto, per il silenzio. Se poi aveste voglia di fare un bagno, a Sasso Pisano la ‘piscina pubblica’ è termale! Purtroppo di lunedì è chiusa. Peccato, avrei voluto (finalmente) sperimentare non solo la piscina ma anche il laghetto naturale, dove fare un tuffo tra le ranocchie che serene gracidano nell’acqua calda. Sarà per la prossima volta. L’ideale sarebbe tornarci in autunno, in modo da godere non solo delle terme ma anche del bellissimo parco naturale delle Biancane…
Per ora, mi ‘accontento’ di una passeggiata in paese. L’ insediamento di Sasso Pisano è molto più antico di quanto pensassi: le prime tracce risalgono al 896 e sono legate all’estrazione mineraria di allume, zolfo e vetriolo. Durante il Medioevo l’allume era molto richiesto, perché utilizzato sia in medicina, come antiemorragico, sia in tintoria, come fissatore del colore. Capite bene la necessità di proteggere il paese: il Sasso, fin dal 1204 è ambito sia dai Vescovi che dal Comune di Volterra. Nel 1472, dopo la cosiddetta”guerra delle allumiere”, la zona passa tutta nelle mani di Firenze.
Oggi, naturalmente, la struttura urbanistica del borgo, pur con gli inevitabili riadattamenti e le nuove edificazioni, mantiene il suo aspetto di rocca medievale. Il nucleo abitato più antico, il castello, si erge alla sommità del colle, all’estremità orientale dell’intero abitato. Le mura perimetrali sono rimaste possenti nel tempo. Lo si nota immediatamente attraversando l’arco a “trabocchetto” che funge da ingresso alla rocca. Sembra quasi una galleria! C’è una meravigliosa brezza e, dopo aver visitato la piccola chiesa dedicata a San Bartolomeo, mi fermo un attimo su una panchina a godermi il fresco…
Nel mentre, scopro che, qui c’è anche un museo! Purtroppo, oggi chiuso. Con mio grande dispiacere. Nell’Antiquarium sono esposti i reperti più interessanti rinvenuti durante gli scavi nell’area archeologica “il Bagnone”, un grande complesso sacro termale etrusco e romano dove sono ancora in corso scavi e scoperte archeologiche.
Il villaggio boracifero
È ora di pranzo, la fame si fa sentire: la nostra birreria di fiducia si trova vicino al cosiddetto Villaggio Boracifero. Insediamento residenziale progettato dal celebre architetto Giovanni Michelucci per conto della società geotermica “Larderello” attorno alla metà degli anni ‘50 del ‘’900. In un’area equamente distante dalla centrale geotermoelettrica (dove Michelucci progettò e realizzò nello stesso periodo la chiesa di Larderello) e l’antico borgo di Sasso, l’architetto pistoiese ideò un piccolo nucleo di abitazioni per i dipendenti della società elettrica e un piccolo centro commerciale e sociale con anche una cappella. La chiesa ed il complesso residenziale ancora oggi sono vitali e abitati (quindi esplorate con cautela per non disturbare i residenti).
Lasciatevi però stupire dalla natura dei dintorni. Infatti, il villaggio sorge in una zona caratterizzata dal fenomeno naturale della fuoriuscita dei gas e delle acque sulfuree, che conferisce al paesaggio un carattere decisamente inconsueto, per l’incessante emissione dei vapori… Qui tutto parla (e odora) di geotermia. Io ne rimango affascinata ogni volta. Dopo un lauto pranzo, dobbiamo decidere il da farsi: potremmo tornare a esplorare il parco delle fumarole o andare a rivedere i lavatoi termali che sono poco distanti, ma abbiamo deciso di andare a esplorare una nuova meta. Quindi, tutti in auto! Direzione Radicondoli!
Finalmente Radicondoli!
La nostra meta si è rivelata più distante del previsto per colpa di una strada interrotta per lavori ma, dopo parecchie curve, siamo arrivati. I boschi di castagni lasciano posto alla campagna senese. Anche questo è territorio geotermico ma qui le manifestazioni sono meno visibili (e decisamente meno impattanti). Il borgo medievale si affaccia sulle colline metallifere della campagna senese: dall’alto di una collina domina tutto il territorio circostante. Beati gli anziani del paese che se ne stanno, serenamente seduti sulle panchine a godersi il fresco di un paio di giganteschi tigli con vista sulle colline metallifere! Il paese è meravigliosamente conservato, basta passeggiare per le vie per capire che qui tutto è ben curato.
Radicondoli (probabilmente fondata dai Longobardi) è stata, nel tempo, controllata dai vescovi volterrani, dagli Aldobrandeschi, e infine sottomessa a Siena. Il centro segue l’andamento naturale del colle. Nella zona meridionale, si può ancora vedere un’antica porta: porta Olla, l’unica conservata delle tre che si aprivano nelle mura del castello. Di che cosa vivevano gli abitanti prima che di estrazioni minerarie e di geotermia? Di lavorazione della lana! Introdotta probabilmente dalla vicina Volterra, l’attività laniera ebbe inizio con una produzione tessile casalinga per ottenere “panni lani” di uso comune, sviluppandosi poi con il tempo fino a far diventare Radicondoli, nel corso del XIV secolo, un importante centro dell’artigianato tessile dello Stato Senese. Di quest’epoca resta testimonianza nella struttura edilizia del borgo: alcune case presentano un doppio portale ad arco e conci di pietra, le cui aperture davano accesso al fondaco e all’abitazione.
Il cuore del paese è certamente la Collegiata dei Santi Simone e Giuda, i cui lavori di costruzione risalgono al 1589. Lungo la via principale si trovano anche la chiesa e il monastero di Santa Caterina delle Ruote. Il mio sguardo, però, è soprattutto attratto dalle facciate degli antichi palazzi cinquecenteschi che raccontano di una cittadina decisamente ricca e vivace. Ieri come oggi! Infatti, girovagando, vengo attratta dalle vetrine di attività artigianali, negozi…
C’è persino un piccolo ma attivissimo teatro! A questo proposito, se siete appassionati di festival estivi, a Radicondoli, da 39 anni, durante il mese di luglio c’è un interessante festival musicale e teatrale! Il programma è davvero di tutto rispetto. Magari l’anno prossimo trovo il modo di venirci! Sono convinta che anche i dintorni del paese andrebbero esplorati. Non mi dispiacerebbe andare a Anqua, a Belforte…o magari tornare a Volterra, oppure a Montieri… Per fortuna, da queste parti, basta poco per scoprire luoghi incantevoli!