Il caldo di questi giorni mi ha fatto tornare alla memoria un afoso pomeriggio di flanerie parigina in cui avevo esplorato il quartiere di Montparnasse e avevo scovato una chiesa davvero particolare…
L’aria oggi pomeriggio è davvero rovente ma io non ho voglia di rinchiudermi in un museo per sfuggirle. Nonostante tutto, sento la necessità di stare all’aperto e passeggiare senza meta. Dopo una pausa pranzo all’ombra degli alberi del mio amato Luco, mi avvio in direzione Montparnasse. Ho voglia di esplorare il quartiere con quella lentezza e quella tranquillità che contraddistinguono i veri giorni di vacanza.
Il mio vagare (apparentemente) senza meta mi conduce più lontano di quanto avessi preventivato. In questa zona non ci sono turisti, solo i bambini del quartiere che giocano a pallone sotto gli alberi della piazza…
C’è una chiesa a poca distanza, quasi quasi entro a dare un’occhiata… Come spesso capita, la curiosità viene ripagata da una bella scoperta. Notre Dame du Travail, infatti, non è una chiesa come le altre.

Parigi, agli inizi del ‘900, è la città più vivace e moderna d’Europa: ovunque sorgono cantieri e nuove imprese, per non parlare dell’Esposizione Universale! Ma dove risiedono gli operai che lavorano alla crescita della capitale? La maggior parte di loro abita proprio nel quattordicesimo arrondissement. È per questo che la vecchia chiesa del quartiere Plaisance è diventata troppo piccola e inadeguata ai nuovi fedeli.
Occorre rimediare. L’abate Soulange-Bodin è all’origine del progetto e della raccolta di fondi per la costruzione della chiesa dal 1897. La sua idea è quello di creare un luogo di raccoglimento e di unione dei lavoratori del quartiere.

Perché una chiesa? Per unire sul campo della religione i lavoratori di tutte le classi. Perché a Parigi? Perché Parigi è giustamente considerata il centro del lavoro e dell’industria. Perché nel quartiere di Plaisance? Perché è un sobborgo composto solo da lavoratori, che non ha ancora una chiesa per i suoi 35.000 abitanti, ma che è mirabilmente preparato a riceverne da un insieme notevole di opere religiose e sociali. Per quando? Per il 1900. È necessario che venendo all’Esposizione universale, i lavoratori di entrambi i mondi possano venire a pregare nel santuario della Vergine del Lavoro. È necessario che nel 1900, mentre si aprirà il Palazzo dei prodotti del lavoro, si apra per i produttori del lavoro un grande Santuario di unione e di concordia.
Così si legge negli inviti alla sottoscrizione diffusi dall’abate.
La principale innovazione del progetto dell’architetto Jules-Godefroy Astruc è la struttura metallica che, all’interno, sostituisce i tradizionali archi e le consuete colonne. Questa struttura, che appare all’epoca e per la prima volta all’interno di una chiesa, senza essere nascosta, è ispirata all’esempio della Tour Eiffel, completata nel 1889. Jules Astruc, tra l’altro, è stato anche allievo di Victor Laloux, architetto della stazione di Orsay nel 1900, noto per il suo uso delle strutture metalliche.
Il progetto per Notre Dame du Travail suscita, all’epoca, una certa perplessità. Il ferro, infatti, era usato solo nelle grandi costruzioni aperte, come le stazioni o le fabbriche. Certo non per le chiese! In verità, credo che la decisione di Astruc sia stata davvero perfetta. La scelta delle putrelle di ferro fu molto probabilmente dettata da una questione economica (la struttura metallica è difatti un riutilizzo di elementi ricavati dal Palazzo dell’Industria, costruito per l’Esposizione Universale del 1855) ma, in realtà, l’atmosfera che ne deriva ha un qualcosa di profondamente contemplativo. L’insieme ha una grande eleganza, nonostante un aspetto quasi ‘industriale’. È facile immaginare le messe della domenica gremite degli operai e delle loro famiglie…

Le uniche concessioni alle decorazioni sono i dipinti murali delle cappelle laterali, in perfetto stile art nouveau, ovviamente! Interessante è anche la cappella della Vergine del Lavoro. Anche in questo caso, il richiamo alla dignità del lavoro è prioritario: Maria è accompagnata da un Gesù in età lavorativa e circondata da simboli di mestieri.
Sul muro, una tela di Félix Villé raffigura a sinistra una processione di lavoratori e a destra dei poveri costretti a chiedere l’elemosina. Sono davvero felice di aver scoperto questo luogo così lontano dal caos e dalla Parigi da cartolina… Qui si respira ancora un’aria di quartiere, di semplicità e di operosità allo stesso tempo. Per di più, dall’esterno è davvero impossibile indovinare quanto questa chiesa sia originale.

Un’ultimissima curiosità: al termine della guerra di Crimea, il generale Mac Mahon trasporta a Parigi cinque campane della cattedrale di Sebastopoli. Quattro sono donate a Notre-Dame de Paris, la quinta è attribuita da Napoleone III nel 1865 all’antica chiesa di Plaisance in rue du Texel, poi trasferita nel ‘giardino’ (in realtà il lato esterno destro della chiesa) di Notre Dame du Travail su un pesante cavalletto di legno. Dal 1976, la campana ha trovato la sua collocazione definitiva, in cima al campanile!