Avete mai letto le Elegie Duinesi di Rainer Maria Rilke? No? Allora dovreste rimediare… per poi venire con me a visitare il luogo in cui le ha scritte: il castello di Duino.
Essere qui è splendido…
Gli anni dell’università mi hanno regalato moltissimo: amici, curiosità, una lista pressoché infinita di luoghi da visitare e di cose da imparare… Tra le tante pagine lette (e non dimenticate) di quegli anni, un posto particolare lo occupano le poesie di Rilke. Le Elegie Duinesi in particolare. Non siete grandi appassionati di poesia? In realtà, nemmeno io. Ma la capacità di Rilke di narrare l’inconsistenza della vita umana, l’inattendibilità dei sentimenti e il timore del fallimento mi ha sempre affascinata. Scoprire i luoghi che hanno ispirato quei versi mi è sembrata una naturale conseguenza di quella fascinazione.

A Duino ero già venuta in passato ma solo per andare al mare: la caldissima giornata agostana mi aveva dissuaso dal tentare la visita al castello. Anche stavolta è agosto ma per oggi niente spiaggia! Io e Daniela, dopo qualche giorno a Trieste, abbiamo ripreso l’auto in direzione Venezia e abbiamo deciso, nel tragitto, di dedicare la nostra mattinata a Rilke.
Il castello e la sua storia
A voi piacerebbe essere proprietari di un castello a picco sul mare? A me, lo confesso, sì… Pensate: quello in cui stiamo per entrare è da oltre 420 anni della famiglia Della Torre di Valsassina (von Thurn-Hofer und Valsassina) prima e dei duchi Della Torre Tasso (Thurn und Taxis) poi. Quindi, preparatevi! Non è da tutti poter entrare in casa di un Principe del Sacro Romano Impero!
Dall’ingresso ci inerpichiamo per la salita che porta al ‘castello nuovo’. L’edificio che vediamo oggi, infatti, sorge sulle rovine di un avamposto romano e ingloba anche una torre del XVI secolo. Nel 1389, Ugone di Duino, capitano di Trieste, ne ordina la costruzione in sostituzione del Castelvecchio (risalente al X secolo). Alla morte di Ugone, la rocca passa in eredità a Ramberto di Walsee, fratello della prima moglie del defunto proprietario. Nel 1472, la signoria di Duino passa all’imperatore Federico II d’Asburgo che vi insedia come Hauptmann und Rentmeister zu Tybein und am Karst (Capitano ed Amministratore a Duino e sul Carso) Niklas Lueger, a cui seguono Jurgen von Ellach e Kaspar Rauber, protagonisti della resistenza di Trieste al feroce assedio veneziano del 1463. Duino, dunque, è al centro delle linee di difesa dell’impero.
Per questo, nel tempo, i capitani imperiali incrementano le fortificazioni, sia contro la nuova minaccia turca sia contro quella perenne di Venezia e le ostilità di nobili ribelli.
Nel 1514, Johann Hofer, compagno d’armi di Massimiliano d’Asburgo, riceve il Capitanato di Duino per aver finanziato nuove fortificazioni del castello di Trieste. Nel 1587, il ramo maschile del casato si estingue: il castello e le sue fortificazioni rimangono alle donne della famiglia, Ludovika e Maria Clara Orsa. Entrambe spose (ovviamente l’una alla morte dell’altra) del conte Raimondo della Torre di Valsassina. Il castello è rimasto così ininterrottamente ai von Thurn-Hofer und Valsassina per oltre 250 anni.Il maniero, nel tempo, perde il suo valore difensivo, viene ristrutturato e modificato e diventa un luogo di residenza e di villeggiatura. La posizione panoramica a picco sul mare, la natura del Carso, il giardino adatto alla meditazione e al passeggio, ne fanno un luogo perfetto per passare l’estate (e forse anche le terse giornate invernali). Il castello passa di mano in mano, di generazione in generazione ma i suoi proprietari continuano ad amarlo e rinnovarlo. Quando Maria von Thurn-Hofer und Valsassina sposa nel 1875 a Venezia il principe Alessandro Thurm und Taxis (poi italianizzato in Della Torre Tasso) porta in dote proprio l’amato maniero.
Gli interni del castello non ci trasportano in un regno fatato. Ci raccontano però di un luogo vissuto da secoli dalla stessa famiglia. Ci sono cimeli, ma soprattutto oggetti che suggeriscono una lunga quotidianità. Io cerco le tracce del passaggio di Rilke. Un libro, un manoscritto, una fotografia che lo ritragga durante la sua visita del 1912 alla principessa Maria della Torre e Tasso… Come non capire, guardando il mare da queste finestre, perché abbia deciso di scrivere qui le sue Elegie!

Il giardino e il sentiero Rilke
Il parco, durante la primavera, deve essere veramente piacevole: un panino e una bibita, un libro… ho già scelto una panchina vista mare che sarebbe perfetta. Oggi, però, non abbiamo proprio tempo per una pausa di questo tipo. Continuando l’esplorazione del parco, scopriamo che qui c’è anche un bunker della Seconda Guerra Mondiale. Generalmente è visitabile ma non oggi. Poco male, il nostro giro non è finito: ci dirigiamo verso il Castelvecchio ma soprattutto verso il sentiero Rilke.
La passeggiata panoramica (lunga più i meno 2 km) collega il costone roccioso di Duino e la baia di Sistiana. Gli scorci sulla Riserva naturale delle Falesie sono meravigliosi e il sentiero abbastanza semplice però è decisamente consigliabile indossare scarpe adatte e avere una minima scorta d’acqua a disposizione. Io e Daniela percorriamo circa metà del percorso ma io e i miei sandali non ci fidiamo a proseguire oltre. Inoltre, la nostra missione oggi è arrivare a Venezia e il sentiero Rilke risulterebbe comunque troppo impegnativo per i nostri piani.
Se voi, invece, avete voglia di percorrerlo, mettete in conto circa 150 metri di dislivello e un continuo stupore davanti a tanta bellezza: falesie, dirupi, pinnacoli di roccia e profondi canaloni dalla flora unica, che mescola la macchia mediterranea alle specie botaniche dell’Illiria. Un avvertimento per gli appassionati di storia: le cartine presenti sul percorso segnalano gli avamposti e le trincee risalenti alla Grande Guerra. Fateci caso… e immaginate che cosa debba essere stato combattere in luoghi tanto aspri durante l’inverno o in una giornata di bora.

A proposito di curiosità, fate caso anche a quella grande roccia bianca che spunta dal mare. Si tratta della Dama bianca, chiamata così a ricordo della castellana che secondo la leggenda sarebbe stata gettata in acqua dal marito geloso. Secondo la leggenda, la donna tornerebbe ogni notte al castello per vegliare sul figlio per poi nascondersi nella roccia sul fare del giorno. Chissà se l’arciduca Francesco Ferdinando ne ha percepito la presenza nel suo ultimo soggiorno a Duino, poco prima della sua fatale partenza per Sarajevo…
Un consiglio pratico e due piccole curiosità
Prima di salutarvi volevo suggerirvi una piccola accortezza: dal momento che il castello di Duino è ancora oggi proprietà privata e viene anche affittato per eventi, controllate sempre sul sito i giorni di apertura. Sarebbe un peccato arrivare fino a qui e non poterne godere.
Due piccolissime curiosità: documentandomi per questo articolo, ho scoperto che il casato Thurm und Taxis ha costruito una parte della sua fortuna grazie alla gestione dei servizi postali di buona parte d’Europa. Molti dei suoi membri esercitarono questa attività in diversi Stati europei, tra cui Italia, Austria, Germania, Ungheria e Paesi Bassi, dal 1400 in poi, per più di 350 anni. Un ultimo avviso per gli appassionati di filatelia: nel 1945 le autorità jugoslave emisero un francobollo, dedicato al castello di Duino, del valore di due lire triestine, utilizzabile in Istria e sul litorale Sloveno. Non mi dispiacerebbe poterne vedere uno!
Un consiglio pratico e due piccole curiosità