Avete mai festeggiato il compleanno di un museo? Probabilmente no… ma non è tardi per farlo! Andiamo a festeggiare insieme i 160 anni di uno dei miei musei del cuore, il Musée Carnevalet.
Vi siete mai commossi fino alle lacrime in un museo? Io sì: adolescente, durante il mio primo viaggio a Parigi, mi sono ritrovata a piangere davanti all’ultima lettera di Robespierre, in una sala del museo Carnevalet. Una follia? Forse. Eppure davanti a quel foglio fragile e macchiato di sangue ho avuto, forse per la prima volta, la sensazione reale di essere davanti a un pezzo di Storia…

Forse è per questo che amo tanto questo museo, interamente dedicato alla storia di Parigi (dalla preistoria fino ai giorni nostri). Venite con me a dare un’occhiata? Per prima cosa dobbiamo andare nel Marais al numero 23 di rue Madame de Sévigné.
Il museo è ospitato in due stupendi edifici: l’hotel Carnavalet e l’hotel Le Peletier di Saint-Fargeau, collegati da una galleria situata al primo piano. Tra il 2014 e il 2020, il museo è stato completamente restaurato, inventariato e ripensato per essere più accessibile. Soprattutto per i più piccoli.

Le collezioni del museo, più di 625.000 pezzi tra opere, oggetti e documenti, vari nella loro natura: mobili e oggetti d’arte decorativa, dipinti, sculture, collezioni archeologiche, ma anche fotografie, manoscritti e autografi, manifesti, stampe, disegni, monete e medaglie, piccoli oggetti di storia e di memoria vengono presentati al pubblico a rotazione. E, come se non bastasse, qui vengono si tengono conferenze e laboratori didattici per i più giovani. Per la maggior parte, tra l’altro, gratuiti (come l’accesso al museo!).
L’hôtel Carnavalet
La prima pietra di questo edificio è stata posata nel 1548, il progetto è attribuito a Pierre Lescot (architetto della Corte quadrata del Louvre). L’hôtel particulier nasce per essere la residenza di Jacques de Ligneris, presidente del Parlamento di Parigi. Situato allora in una zona di frutteti e coltivati appartenenti al convento Sainte-Catherine-du-Val-des-Écoliers, era una delle poche costruzioni del quartiere a nord di rue du roi de Sicile. La sua pianta a forma di quadrilatero “tra cortile e giardino” costituiva una novità architettonica, destinata a diventare esempio per molti altri edifici. Le statue che lo ornano sono capolavori dovuti a Jean Goujon e al suo ateliers.
Nel 1578, divenne proprietà di Françoise de La Baume, vedova di un gentiluomo bretone di nome François de Kernevenoy. Familiare alla corte, vicino al futuro Enrico III, era stato uno dei cavalieri più eleganti di Francia. Dalla deformazione del suo cognome bretone, trasformato in “Carnevalet” o “Carnavalet”, l’edificio ha preso il nome attuale. Alla morte di Madame de La Baume, l’hôtel viene venduto alla famiglia d’Argouges, che lo conserva fino al 1654.

In seguito passa nelle mani di Claude de Boislève, consigliere del Re e intendente delle Finanze che ne ordina l’ampliamento a François Mansart. Compromesso alla caduta di Fouquet, Claude Boislève fu espropriato nel 1662 dell’hôtel che, dal 1677 al 1694, fu abitato dalla marchesa di Sévigné.
I passaggi di proprietà e d’uso si susseguono. Fino a quando l’hôtel non viene acquistato, su consiglio del barone Haussmann, da parte della città di Parigi nel 1866. All’origine di grandi opere che fanno sparire in gran parte la “vecchia Parigi”, l’amministrazione di Haussmann desiderava ospitarvi le collezioni storiche della città, allora conservate all’hôtel de Ville. Queste ultime furono in buona parte distrutte nell’incendio del municipio durante la Comune ma il progetto fu ripreso e il museo aprì al pubblico nel 1880, insieme a una biblioteca.

Già nel 1898 quest’ultima viene spostata nell’edificio vicino l’hôtel Le Peletier de Saint-Fargeau. È qui che oggi trovano posto, in onore al suo antico proprietario (rivoluzionario e martire per la libertà), le collezioni dedicate alla Rivoluzione, vero punto di forza del museo, oltre che gli oggetti del XX e XXI secolo.
Consigli di visita
Come avrete probabilmente già capito, vedere ogni singolo pezzo di questo museo in una sola visita è impresa al limite dell’impossibile. L’odierno allestimento, però, ci permette di scegliere su quali epoche soffermarci. Quindi… partiamo!
L’ingresso del Museo Carnevalet è una vera e propria immersione per le strade parigine: insegne, cartelli e simboli cittadini. Alcuni curiosi, altri decisamente strambi ma ognuno rappresentativo di un’epoca. Altrettanto interessanti sono i cimeli di epoca più recente: i ricordi delle olimpiadi e le testimonianze in ricordo del terribile attentato del Bataclan e di Charlie Hebdo…

Esaurito il piano terra, siamo davanti a una difficile scelta: cominciare cronologicamente dal piano dedicato ad ad antichità e Medioevo o ‘saltare’ più avanti nel tempo?
Personalmente, soprattutto se non siete degli appassionati di storia medievale, vi consiglio di salire ai piani superiori per affrontare le Parigi del Rinascimento e dell’età moderna.
Prestate particolare attenzione alle mappe e alle maquette dedicate alle trasformazioni della struttura cittadina. Vi consentono, infatti, di comprendere quanto e come Parigi si sia trasformata nel tempo, regalandovi suggestioni e spunti di riflessione sull’evoluzione urbanistica di questa straordinaria città che cerca sempre di adattarsi ai tempi, pur tentando di mantenere la propria identità.
Come probabilmente avete già intuito, la mia sezione preferita è quella dedicata al ‘70O illuminista e al periodo rivoluzionario: manifesti, oggetti, documenti…

Gli orecchini con la ghigliottina mi fanno sempre sorridere anche se uno dei miei pezzi preferiti rimane una riproduzione della Bastiglia, realizzata da un blocco di pietra proveniente dalla Bastiglia stessa! Per non parlare del Giuramento dello Jeu de Paume del 20 giugno 1789, dipinto da David, o del dipinto che racconta l’esecuzione di Luigi XVI o della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino! Potreste persino vedere una scarpa di Maria Antonietta… ed altri oggetti a lei appartenuti.
Bellissima anche la collezione di epoca napoleonica che presenta non solo una straordinaria documentazione ma anche molti dei progetti di Napoleone per la sua amata capitale. Peccato che molti non siano mai stati realizzati.
La sezione dedicata alla Parigi del 1848 e al periodo della Comune restituisce il fermento sociale e politico di un’epoca difficile ma terribilmente importante per la formazione dell’Europa come la conosciamo oggi. Ancora non vi basta?
Beh, allora forse vi convinceranno altri pezzi ‘forti’ del museo: la ricostruzione minuziosa della sala da ballo dell’hôtel de Wendel, decorata nel 1924-1925 dall’artista spagnolo José-Maria Sert, il piccolo salone del Café de Paris decorato da Henri Sauvage (1899), e soprattutto la bellissima gioielleria Fouquet, opera del famoso artista cecoslovacco Alfons Mucha. Entrarci è una vera e propria emozione.

La Parigi della Belle Époque è forse quella che più mi stupisce ogni volta che vedo questo museo. Vedere le immagini delle Esposizioni Universali, della nascita della tour Eiffel, della Statua della Libertà… Davanti a certe scene di feste e balli, avrete la tentazione di entrare nei dipinti esposti per poter respirare, anche solo per un attimo, quell’aria tutta parigina che ha reso unica questa città.
Io amo molto anche le immagini e le testimonianze che raccontano il popolo di Parigi: le foto dedicate a Les Halles, i cimeli delle proteste del 1968 o quelli della Seconda Guerra Mondiale. Un mondo di oggetti quotidiani che raccontano la grande Storia ma anche quella di tutti i giorni.

Quasi dimenticavo: appassionati di letteratura, sappiate che qui c’è anche una eccezionale collezione di memorabilia di Marcel Proust. Dalla sua camera da letto al suo cappotto…
Vi siete innamorati anche voi di questo museo ma adesso avete proprio bisogno di una pausa? Tranquilli: potete fermarvi a bere qualcosa nel bellissimo giardino interno o arrivare al Loir dans la théière a mangiare una fetta di torta… Quando vi sarete ristorati, però, arrivate fino a
Place des Vosges, mi raccomando!